Schiavi di Pensieri

Siamo tutti schiavi dei nostri stessi pensieri. Senza nemmeno rendercene conto dipendiamo esclusivamente da questi.

Abbiamo la capacità di ragionare ed elaborare pensieri di qualsiasi tipo, distinguedoci l’uno con l’altro. Ma proprio questi meccanismi mentali ci rendono schiavi allo stesso tempo.

Un pensiero che ci assale, di qualsiasi tipo, non riusciamo a cancellarlo, al massimo troviamo alternative ma il pensiero rimane sempre. E in tutto ciò noi ne dipendiamo.

Il nostro umore, le nostre giornate, le nostre scelte, tutto dipende dal nostro pensiero.

Creiamo mondi in cui crediamo di avere qualsiasi tipo di libertà, ma nella realtà dei fatti rimaniamo sempre schiavi dei nostri pensieri.

Essere schiavi dei pensieri propri e allo stesso tempo, vivere felici. È un baratto che facciamo dalla nascita, cediamo la libertà per il pensiero, con la quale creiamo la nostra felicità e tutto ciò che ci interessa.

L’uso del pensiero è fondamentale, sviluppare un ragionamento abbinato alla cultura e alla maturità, porta a prendere coscienza di tutto.

Ed è immensa la cultura, non esiste nessun limite e non si finirà mai di apprendere nuove cose da questa vita. E la perfezione come si raggiunge?

La perfezione è un pensiero creato da noi, perché nessuno sa com’è la perfezione, ma tutti la conoscono nella propria testa.

E i sentimenti? E tutte le forme di dolore? Nessuno conosce il vero volto, ma ognuno di noi si è creato nella propria testa un’immagine di queste cose, condividendole con tutti e trovando quei punti di incontro.

Personalmente penso che tutto questo sia affascinante. E secondo il mio parere, se non fossimo schiavi dei nostri stessi pensieri, rendendoci di volta schiavi dei criteri nel vivere in questa società creata da noi, dando una logica a tutto, inserendo un pensiero di “giusto o sbagliato” secondo determinati canoni, semplicemente regnerebbe il caos e la pazzia totale.

L’essere pazzi vuol dire non essere schiavi dei propri pensieri, uscire da tutti i schemi auto-creati tramite la ragione.

Non sarebbe una cosa bella, o forse si? Insomma preferisco rimanere schiavo del mio pensiero, con la mia vita costruita secondo la mia cognizione, con la mia felicità.

Anche perché troverei stupido vivere in maniera triste. Se la vita la creiamo con le nostre mani, quello che non ci fa bene bisogna eliminarlo.

Anche se siamo tutti schiavi dei nostri pensieri, almeno cerchiamo di crearci nei migliori dei modi la nostta, individuale, felicità.

DomenickStyle

Sensibilità

In un mondo in cui le emozioni si esprimono tramite il web e i rapporti sociali sono diventati formalità, l’essere sensibili spesso è vista come quella “cosa fuori luogo.”

Per una questione di esibizione, la sensibilità stessa è strumentalizzata in determinati momenti, facendola diventare una cosa virale o altri scopi, ma parliamo di simulazioni, non di realtà. Ma quando si esce da questi schemi, spesso, si viene visti in maniera strana.

L’essere sensibili è la capacità di percepire sensazioni di tutto quello che abbiamo intorno inglobando anche noi, andando oltre la logica, lasciandosi coinvolgere quindi dalle circostanze.

Ad esempio, il ritrovarsi in un posto triste, e di conseguenza lasciandosi coinvolgere dalle sensazioni, rievocando ricordi e pensieri che spingono l’umore a cambiare di conseguenza. Così l’inverso in una situazione di gioia o altro.

Insomma, abbiamo questa capacità di vivere costantemente di sensazioni.

Capita quella mattina di risvegliarsi con un determinato umore e lo stesso va a interagire con le nostre sensazioni, dando quella tonalità di colore diverso a tutto ciò che andiamo a guardare.

Non esiste logica con le sensazioni.

Ad esempio, L’odore del pranzo ci fa scattare quelle sensazioni, andando a ricordare determinati momenti.

Oppure il toccare con mano un libro, sfogliarlo, sentire quel odore di carta, tutte cose che ci conducono a delle sensazione profonde che fanno scattare in noi ricordi e momenti.

Penso che le sensazioni siano un filo conduttore che lega direttamente con la nostra anima. Un modo per comunicare con la nostra stessa anima, in base alle percezioni che scattano tramite tutto ciò che ci circonda.

L’ascoltare il vento che smuove le foglie, il suono della pioggia, oppure chi ama la stagione estiva, ascoltare il suono del mare, le onde che si mescolano con le voci dei bambini che giocano, oppure il camminare per strada sentendo il mormorio della gente, il caos della città come l’ascoltare la natura distesi su un prato.

Insomma tutte sensazioni che vanno a toccare nel profondo, facendoci vivere attimi intensi con noi stessi.

Le sensazioni aiutano a ritrovare la pace interiore.

Se si è agitati, felici o qualsiasi umore, le sensazioni sono sempre presenti, facendoci indirettamente rendere conto di essere vivi, andando oltre a qualsiasi spiegazione facendoci comprendere concretamente la distinzione tra la natura e l’artificiale.

Le sensazioni sono la voce della nostra anima che va a interagire con tutto ciò che riguarda la nostra vita.

DomenickStyle

Essere se stessi

Che vuol dire essere se stessi? Essere originali? Ma così facendo si sta sempre copiando quello che fanno tutti.
Essere se stessi vuol dire andare contro tendenza? E anche questo non è poi così diverso da quello che esternano tutti.
Essere se stessi è vivere in condizioni strane? Estreme? Da ricchi? Da poveri? Potrei continuare all’infinito non esisterà mai una condizione in cui si possa dire: essere se stessi.
Insomma, personalmente, credo che non esiste un modo reale e universale definibile “essere se stessi”.
Penso che come ogni essere umano ha una propria visuale del mondo, un suo modo di giudicare quello che è giusto e sbagliato e questa qualità del “essere se stessi” è una cosa individuale.
Questa vita è in base agli occhi di chi la guarda. E nel momento in cui si vuole dare l’esempio di essere se stessi che si finisce, direttamente e indirettamente, a imporre un modo di vivere.
Si finisce a condizionare i pensieri, tendendo a farli adottare, con modi e costumi che spesso non appartengono a determinate persone, riducendole a vivere in uno stato di terrore, nell’essere continuamente giudicate e criticate, pur di essere accettate.
La risposta in questo caso? Bisogna essere sempre se stessi!! Secondo la propria visuale e le proprie ideologie!!
La vita non è nelle mani di chi abbiamo vicino, ma sta nelle nostre mani, e siamo noi che dobbiamo viverla cercando di essere sempre se stessi, indipendentemente da ciò che il resto pretende da noi.

DomenickStyle

Appartenenza

Questo è un flusso di pensieri riguardante l’appartenenza a un determinato luogo. Quando usiamo il termine “appartenenza” stiamo indicando a qualcosa che ci appartiene personalmente, come il luogo di provenienza.

Ma c’è sempre questo conflitto tra mente e cuore che fa creare dei concetti strani nella testa delle persone. Ogni luogo del mondo può essere la nostra casa, ma il luogo in cui siamo nati sarà sempre nostro punto privilegiato, oppure la differenza, sopratutto quando si va fuori dal luogo di nascita o comunque dove si vive normalmente, la farà sempre la nazione di appartenenza, unita alla nostra cultura  che verrà messa sempre, con orgoglio, messa avanti nei discorsi.

Eppure i confini li ha creati l’uomo, le lingue le abbiamo create noi unito alle culture, il modo di vivere, le credenze e i vari stili, tutto creato da noi, quindi praticamente noi ci prodighiamo e difendiamo più che altro delle convinzioni create, in modo artificiale, ma che è diventata talmente normale, e tristemente naturale, da non riuscire a concepire facilmente quello che sto dicendo.

Il mondo è la nostra casa. Siamo nati e viviamo in determinati luoghi, in altri abbiamo fatto conoscenze, abbiamo delle conoscenze, gli amici di infanzia, quelli persi e quelli attuali, il primo amore, l’amore attuale, semplicemente noi attribuiamo la nostra storia ai luoghi facendoli diventare nostri, di appartenenza, e quindi dando quella differenza rispetto a un luogo ancora inesplorato.

E’ il concetto di “mondo” che non è chiaro, o evidentemente qualcuno ha voluto sotterrare questo concetto, nascondendolo dietro a tante limitazioni che allontanano la mente a concepire il mondo come se fosse quello che, consideriamo, unicamente il nostro luogo di appartenenza.

Quello che manca davvero, e mi dispiace ogni volta che noto questa cosa, è proprio il riconoscere ciò che l’uomo ha creato per determinati scopi, per raggiungere degli obiettivi con interessi, ingannevoli ma comuni, ma che si tratta sempre di manovre con interessi personali e comuni.

Non voglio discutere di storia, ma noi attualmente viviamo passato e presente allo stesso tempo, e spesso questi due vanno in conflitto. Viviamo in nazioni disegnate sulla mappa, ideate e create per dividere popolazioni, creando un mondo a parte dalle altre, con lingue, monete, religioni, culture ecc tutto per scopi personali e di comunità. Ma attualmente, quando può regge questo sistema? Eppure con i mezzi esistenti attualmente, in paio di ore arriviamo a oltre mille chilometri di distanza, con i mezzi di comunicazione istantanea, possiamo parlare o sentirci in tempo reale, con chi vive all’altro lato del mondo, andando oltre ai fusi orari, oltre le barriere, oltre le culture e tutto quello che esiste nei limiti artificiali creati dall’uomo. Siamo capaci di esportare la nostra cultura nel mondo e viceversa, eppure parliamo di nazioni, sistema interno, una visione chiusa un po’ come quando nel medioevo esistevano i villaggi delimitati e che la vita si svolgeva esclusivamente all’interno di quei limiti, al di fuori non si aveva conoscenza di cosa accadeva o esisteva. Viviamo il presente e il futuro allo stesso tempo.

Senza ombra di dubbio la popolazione mondiale presenta delle distinzioni, questo non si può negare, ci sono parti del mondo più sviluppate altre di meno, insomma è ovvio che ci siano distinzioni, ma è come dire: che un bambino quando nasce non sa parlare, mentre quello più grande ti parla normale, e quello ancora più grande va a scuola e sa scrivere, fare i conti ecc. Insomma è una cosa naturale che la maturità va coltivata, ma siamo tutti esseri umani, viventi e uguali in tutto, qualsiasi sia il luogo di appartenenza in questo mondo.

Siamo noi che vogliamo creare delle distinzioni, dividendo il mondo in una parte più ricca, meno ricca, andando a creare delle diversità che spingono i popoli a fare queste distinzioni, mettiamo dei limiti geografici, insomma, siamo tutti pilotati col volere di chi manovra. E non sarebbe mai accettabile un mondo identico e sviluppato allo stesso modo ovunque, ci dovrà semrpe stare una parte dove prevale sull’altro, perchè altrimenti i conti non tornano. E noi siamo pedine che alimentiamo questo gioco, facendoci allontanare dalla verità e vivendo una realtà di finzione.

L’appartenenza è quella cosa che esiste nella nostra mente, ma tutti apparteniamo a una sola origine: il mondo.

DomenickStyle

Blog

L’eterna sfida tra i social e i blog, le applicazioni e i blog, tutto questo li porterà all’estinzione?

Partendo dal presupposto che, personalmente, sono convinto che fin quando esisterà il piacere della scrittura, anche se non si è amanti, ma il semplice fatto di dedicare del tempo scrivendo pensieri personali, idee e opinioni, nero su bianco, i blog prevaleranno sempre. Fin quando c’è vita, esisterà sempre come forma d’arte della comunicazione, la scrittura.

Ma questi social stanno sostituendo i blog, e in gran parte lo hanno già fatto. Però infondo lo stesso blog, che conosciamo e usiamo, ha sostituito quello che era il diario personale. E non esiste arma più potente, quella di unire una piattaforma dove hai a disposizione lo stare in contatto con la gente, che conosci o meno, e allo stesso tempo avere a disposizione un diario da condividere, facendoti conoscere direttamente. È fantastico!

E le applicazioni? Nate per i cellulari, ormai sempre più simili in tutto a mini computer portatili. E queste applicazioni uniscono la semplicità di unire social e diario allo stesso tempo, tutto a portata di mano.

Insomma è proprio un colpo di grazia per i blog, apparentemente. Se si iniziasse a girare nel web, immediatamente noteremmo che la presenza c’è ed è costante.

I blog ci sono e allo stesso tempo sono molto attivi e il dominio dei blog nel mondo del web non perde colpi, sono sempre in costante aggiornamento e allo stesso tempo hanno messo piede nei vari social, conquistando anche su queste piattaforme la scena.

I blog sono immortali, e lo saranno fino a quando ci sono tutte quelle persone che piace la libertà d’espressione, ma sopratutto, che amano avere uno spazio tutto proprio, dove potersi giostrare liberamente il piano di lavoro/il proprio diario, senza nessun tipo di vincolo.

Dai parliamoci chiaramente, con un blog hai una gestione totale di tutto, puoi mettere in mostra qualsiasi creazione senza nessun vincolo, puoi colorare il tuo mondo rispecchiando la propria anima senza nessuna restrizione e senza, soprattutto, essere condizionati e limitati nell’uso delle parole e dei temi, cosa che avviene sui social.

Perché spesso si ignora proprio questo dettaglio. Sui social è tutta una finzione quello spazio che viene, generalmente, consideriamo proprio. Quello che consideriamo diario privato in realtà è tutto di proprietà del social dove ci siamo registrati, limitandoci ai strumenti forniti secondo le regole imposte dalla piattaforma.

Quindi su questi social si è inclinati a eseguire determinate azioni meccaniche, uguale per tutti, in maniera omogenea. Diventiamo dei robot illudendoci di essere umani, questa è la distinzione tra il vivere una piattaforma social e un blog personale libero.

E le applicazioni? Sono la semplificazione totale dei social e dei blog, addirittura sostituendo le parole con gli audio registrati e mini video, quindi è la versione smart e meccanica allo stesso tempo.

Arrivati a questo punto, quanta voglia si ha ancora di perdere quel tempo nello scrivere su un blog o nel leggere un blog trovato per caso? L’essere umano è pigro, piace avere le cose facili e già preparate, quindi si abbandona l’idea di dedicarsi a creare un blog e si accontenta di quello che offre una piattaforma social. Purtroppo è questa l’inclinazione della massa, non c’è niente da dire perché siamo tutti complici.

Però, il mondo è bello perchè vario, e per fortuna non siamo tutti uguali, quindi ci saranno sempre quelle persone che uscendo dagli schemi social, gireranno nel web e si ritroveranno a osservare un blog.

E penso che la meraviglia di ritrovarsi su un blog personale, dove puoi affascinarti nel vedere banner, immagini, fotografie e tanti contenuti personali, che vanno a rappresentare la reale personalità di una persona, magari rispecchiando anche un po’ una parte del visitatore, non ha eguali ed è una cosa introvabile sulle piattaforme social.

Insomma fin quando esisterà la libertà di espressione e tutte quelle possibilità di avere modo di essere se stessi senza l’imposizione di schemi e varie limitazioni di espressioni e contenuti, i blog vivranno in eterno!!! ♥️

DomenickStyle

Gradini

I Gradini sono una costante nella nostra vita, personalmente ritengo che siano la rappresentazione del percorso e la formazione di noi stessi. quanti gradini dobbiamo fare prima di arrivare in cima?

E pensare che spesso si tende ad evitare le salite, eppure qui parliamo metaforicamente della vita come se fosse una lunga scalinata, tutta in salita, infinita, gradini su gradini, senza fine. E per affrontarla dobbiamo affidarci solamente alle nostre forze, alle nostre capacità. Ma come già sappiamo, ci sarà sempre quella persona che tenderà di fare leva usando noi come appiglio per salire, usando quindi meno forza, ed è proprio in questi casi che si mettono in gioco le nostre capacità per evitare di diventare “oggetti” sfruttati all’occasione per arrivare allo scopo.

Dalla nascita che scaliamo questi gradini, osservando il mondo intorno e notando ogni particolare, apprendendo la funzione e l’uso, tutte nozioni che ci formano per affrontare al meglio questa salita, a volte capita di cadere, altre volte di fermarsi, tante volte per sperimentare si finisce di scivolare, ma quello che conta alla fine è il sapersi rialzare sempre.

E’ la forza di volontà che fa la differenza, perchè tutti fanno questa salita, ma quello che fa’ la differenza è appunto: la volontà. E’ il non lasciarsi abbattere dalle circostanze, l’affrontare nei migliori dei modi qualsiasi difficoltà si presenti. E’ quella capacità di anticipare, comprendendo fatti, che apparentemente spesso sono mascherati. Insomma tutte cose che fanno parte della nostra vita e che sono note, o lo diventeranno, a tutti.

Questo è un momento di riflessione ed è un messaggio per invogliare. E’ un articolo rivolto a tutti, qualsiasi sia la salita che si sta affrontando, la stanchezza che si sta portando sulle spalle, le pugnalate ricevute, i mali subiti, le paure che ci seguono e quel buio interminabile, il messaggio è:

NON FERMATEVI MAI!!

Proseguite il vostro percorso sempre, con determinazione, seguite i vostri obiettivi e date ascolto a voi stessi, mettete in evidenza sempre le esigenze personali e non quello che gli altri dicono, impongono o pretendono. Quei gradini siete voi che li dovete salire, non esisterà mai nessuno che vi dirà il “come” e in “quale modo” farlo, quindi non arrendetevi mai e abbiate sempre fiducia nelle vostre capacità.

Infondo, pensateci e soffermatevi un attimo, sono solo gradini. Siamo noi che nella nostra testa creiamo i “mostri” con le nostre paure, andando a complicarci il più delle volte da soli la nostra esistenza creandoci problemi, senza badare o perdendo di vista quelli che sono i reali obiettivi, favorendo in questo modo, chi semplicemente non è un “pensante” come noi, di marciare sulle nostre paure, sui nostri timori alimentando quei problemi, solamente per bloccarci e favorire di conseguenza i propri interessi.

Gli occhi bisogna tenerli sempre aperti, per evitare di inciampare sui gradini.

DomenickStyle

Non ce la faccio

Quante volte è stata ripetuta, almeno una volta, anche solo pensato, da tutti noi?

Bene, personalmente penso che nel momento in cui raggiungiamo questo punto “non ce la faccio” significa che è il momento preciso di continuare.

Perché dico questo? Me lo sono domandato anche io e solo vivendolo ho capito che è realmente così. Non ci si deve mai fermare! Si deve lottare, costantemente, mettendo sempre il meglio di noi, perché qualsiasi sarà il fine, non ci diremo mai a noi stessi: potevo fare meglio! Ma soprattutto, il lottare e l’evitare di fuggire dalle responsabilità, eviterà qualsiasi rimorso di coscienza e non potrete mai dire: era meglio se avessi lottato! E questa cosa fa veramente male.

Ma soprattutto, qualsiasi siano le circostanze e le situazioni, le cose si devono fare col cuore, che devono essere sentite veramente. Questo farà veramente la differenza e sarà sempre quella motivazione che vi farà lottare senza fermarvi mai!

Non ce la faccio, a cosa? Ne vale la pena? Nessuno può rispondere se non da soli, ma soprattutto, non è mai saggio auto-definirsi perditore se non si è nemmeno arrivati alla fine. Bisogna sempre farsi valere, anche quando si perde, sempre a testa alta.

DomenickStyle