Castelli di Paura

La paura è un’emozione che ci rende vivi ed è presente e si manifesta in maniera diversa dentro ognuno di noi. Ci sono delle volte che è proprio la paura a spinge l’essere umano a superare determinati limiti, diventando quindi una fonte positiva. Ma altre volte, purtroppo, la paura può essere negativa, diventando un limite.

Quindi, personalmente, ritengo che la paura si divide in due forme: positiva e negativa.

Non esiste una via di mezzo, non esiste una paura “timida” o una paura “allegra” la paura è quell’emozione unica, ma a seconda del nostro carattere e della nostra personalità, la paura si può manifestare sottoforma di forza, quindi in qualcosa di positivo o come ho detto prima il contrario.

Quando si manifesta in maniera negativa ci assale totalmente, blocandoci e spesso costringendoci a rinunciare scelte anche contro la propria volontà. Arriva al punto di sottomettere la propria personalità.

Questo che sto trattando è un discorso generico basato su esperienze mie personali. Vedo una società basata sulla paura, vigliacca, che preferisce nascondersi dietro a delle tastiere. Una società senza reali emozioni, ipocrita, basata su una cultura fatta di mezze verità, pugnalate alle spalle e facce di bronzo.

Una società vile, senza morale, con il timore di esporsi troppo. Una società maligna, costruita sulle menzogne, dove si ha coraggio di insultare sotto falso nome online nascosti nell’ombra.

Una società che si fa’ “maestra” dietro a degli schermi silenziosi, dove si dettano sentenze, si scrivono tante parole giustiziere, ma che rimane tutto rinchiuso in questo mondo online.

Una società animalesca, in cui la paura prevale al tal punto da non riuscire nemmeno a dare sfogo ai propri istinti umani. E ci si riduce a sfogare le proprie frustrazioni sempre dietro a degli schermi.

Una società talmente paurosa e vile che ha bisogno di esternare la propria felicità, dandone dimostrazione tramite “selfie” girando tanti luoghi, dimostrando di avere tante relazioni costruite come castelli di carte, e nascondendo la propria povertà d’animo dietro a degli schermi.

Parole che si perdono nel vuoto, ripetute da tanti, copiate da tutti ma applicate da poche persone. Le stesse che, non solo sono in minoranza, ma vanno in contrasto con chi mangia paura e ipocrisia ogni giorno.

Personalmente penso che su questo pianeta c’è molto più male che bene, ed è molto più difficile essere dalla parte del bene che in quella del male. E’ molto più facile vivere in quella parte oscura, fatta di paura, che nel bene.

Uno dei pesi della nostra società si riduce sostanzialmente in questo che sto descrivendo. Alla fine, in tutto questo ecosistema biologico, fisico, chimico, scientifico, insomma siamo noi umani il problema.

Questa paura sta distruggendo l’umanità. Pensateci, guardatevi intorno, siamo circondati da questo modo di vivere “oscuro” ed è raro trovare una persona che vive onestamente nel bene.

Per sopravvivere persino la persona più buona di questo pianeta si deve adattare a questa oscurità, anche se non lo è, per una questione di “immagine” si deve adeguare, costruendo castelli di paura.

Ognuno infondo alla propria coscienza sa perfettamente ciò che fa. Le paure vanno lottate, distrutte o per lo meno domate. Devono diventare motivo di stimolo per migliorarsi, per raggiungere obiettivi più alti, non il contrario. Essere veri fa si di non tenere pietre sulla coscienza che impediscono di spiccare il volo. Pensateci.

Domenickstyle

Comandare Vs Responsabilità

Ogni ruolo richiede una certa esperienza, ma sopratutto richiede una responsabilità. Spesso accade che a viene meno è proprio questo fattore. Perchè scrivo questo articolo?

Non mi piace fare riferimenti, scrivere nomi, preferisco rimanere sempre nel generico. Quindi lo scopo di questo articolo è solo per condividere una riflessione personale, che magari va a rispecchiare o ad approfondire, poi, con i pareri personali di chi sta leggendo e vuole scrivere qualcosa.

Comandare, quando diciamo questa parola guardiamo sempre in alto, alziamo la punta del naso pensando ai ruoli alti nella società. Ma personalmente ritengo che ognuno di noi comanda la propria persona e il proprio ruolo. Esattamente questa cosa, col tempo, porta a dare un “peso” alla propria personalità e, di conseguenza, al proprio ruolo che ricopre in questa società.

Il comandare, prima di diventare una forma di “comando” impartendo ordini o comunque, introducendo quelle regole generali per lo svolgimento di una determinata funzione, per far si che tutto ciò avvenga, ci deve stare una collaborazione con chi rientra in questa “linea di comando”. Lo so che magari è scontata questa cosa, ma sto notando attualmente, che le cose “scontate” sono proprio quelle che vengono “dimenticate” facilmente.

Il “mettersi in gioco” è un ruolo fondamentale, perchè se non avviene questo in ognuno di noi, non si muove nulla, non avviene quella “crescita” della propria persona. Sbagliare apprendendo da questi errore e facendoli diventare una lezione di vita, per migliorare la propria persona, per evitare di rifare i stessi errori in futuro. Quindi la prospettiva va oltre, ci si mette sempre in gioco, arrivando a farne altri di sbagli, ma che alimentano proprio il fatto di fortificare la propria personalità.

Il “collaborare” con chi ci circonda è fondamentale in questo “gioco”, perchè ci porta ad ampliare la vista, a sviluppare quelle comprensioni che magari ci sfuggono. L’osservare, l’analizzare tutti i comportamenti e gli avvenimenti è la prima forma di apprensione, già da li parte una “lezione” che ci porta a rendere migliori.

Così si arriva al “comando”, ritrovandosi a gestire una determinata situazione, ma restando sempre con quel “lavoro” che riguarda le proprie capacità, ampliando le conoscenze personale. Arrivando anche a “trasformare” in parte, quello che è il proprio lavoro in una sorta di “hobby” in modo tale da far fuoriuscire quella passione e interesse maggiore nelle cose che si fa.Questo come altre cose, sono tutte strategie per diventare un “leader” nel proprio settore. (parole strane riguardante un mondo lontano, lo so.)

Ma più si va in alto, e maggiori saranno le responsabilità. Questo è scontato, ma come dicevo all’inizio, viene dimenticato facilmente. Perchè ognuno di noi ha i suoi limiti, che spesso non si vuole ammettere, visto che si ragiona, sempre, col fatto di “mettersi in gioco” a prescindere. Ma anche i limiti portano ad insegnare dei concetti, ci rende ad esempio: saggi. (come ho detto su, parole strane, lo so.)

Spesso purtroppo, tutto questo non avviene, e si va a creare quel disordine generale. Quando quel “punto di riferimento” o “leader” o “capo” ecc, non riesce a gestire bene il proprio ruolo, non riesce a sostenere le proprio responsabilità o semplicemente, si fa distrarre, trasportare, da altre cose, fattori, imprevisti, distogliendo l’attenzione da quelle che sono il perno principale che sostiene il suo ruolo, la sua persona, la sua posisizione nella società: la responsabilità.

A questo punto, qualsiasi sia il ruolo che ricopre questa figura, va a creare quel caos, mettendo in dubbio la fiducia o addirittura, spezzandola proprio. Alla fine dei conti per una irresponsabilità di una persona ci vanno a rimettere tutti. Finisce sempre così o sbaglio? (nessun riferimento a cose o persone.)

Nel momento in cui viene meno questa “piramide sociale” retta nel nome di una fiducia, è difficile recuperare. Anzi direi impossibile ritornare indietro, la storia cambia, semplicemente si mette un punto e si va d’accapo.

Comandare, a parere mio, non è un ruolo per tutti, perchè comprendere determinate cose non è impossibile, ma nemmeno facile. Ogni ruolo ha una sua fondamentale importanza, qualsiasi esso sia. Il concetto di “comandare” è sbagliato, quel “punto di riferimento” visto come se fosse un “superiore” una figura lontana da noi, è in questo l’errore. Perchè dico che è sbagliato?

Perchè è fondamentale comprendere il ruolo del “comandare” perchè quello che ho appena finito di dire non è appunto: comandare. Nel momento in cui quella figura è così distante da noi, così che si “eleva” rispetto la massa, che si distingue dalla massa, non è punto di riferimento. E’ semplicemente qualcuno che si crede, grazie all’ausilio di altre figure, di essere una persona che sa gestire, comandare, essere un leader, ma scendendo con i piedi a terra, il ruolo principale lo fanno gli altri, ingannati e sfruttati senza capire. (discorso generico, quello che dico lo si può abbinare a qualsiasi cosa, non per forza un lavoro.)

La collaborazione, questa parola a volte messa da parte sopratutto da chi si “eleva dalla massa”, parte da chi dovrebbe dare l’esempio, il leader della situazione, fino all’ultimo arrivato o quello più debole. Alla fine è un “gioco” in cui tutti ne dovranno ricavare determinati benefici. E’ tutto un “dare per avere” un concetto fondamentale sopratutto per chi ha la responsabilità di gestire. E’ un concetto che bisogna mantenere costante, perchè è uno degli anelli fondamentali della catena.

Stare al centro dell’attenzione, gestire una situazione, stare al comando di un determinato ambito, ricoprire un ruolo del genere, come ho appena finito di dire, non è una cosa da tutti. Non sto dicendo che è esclusiva di qualcuno, ma che, purtroppo, in questa società c’è la presenza di troppi soggetti che non sono, a parere mio, idonei nel ruolo di prendere decisioni, gestire, comandare e ruoli simili. Sopratutto perchè, purtroppo, ci sono altre persone che si affidano a questi soggetti. Non lo trovo giusto tutto questo sistema, ci sono troppe ingiustizie sociali.

“tra il dire e il fare ci passa di mezzo il mare” così si finisce il discorso poi. Con la rabbia, l’amarezza, la delusione e la tristezza.

Però la società gira in questo modo e non si cambia. Ognuno di noi siamo diversi, ragioniamo con dei parametri mentali diversi, abbiamo visioni diverse, siamo come le dita delle nostre mani, ognuna diversa dall’altra. Ma, allo stesso tempo, siamo tutti fondamentali, anche quelli “negativi” portano insegnamenti, ad aprire gli occhi, a vedere cose che magari prima non si riuscivano a vedere.

La capacità nel riuscire a trovare il positivo nel negativo e viceversa, sempre.

💪

DomenickStyle

??Punti Interrogativi??

Quanti punti interrogativi poniamo nella nostra vita? Mi includo ovviamente anche io. Ma a volte trovo che per davvero esageriamo. E a volte, tra tutti questi punti interrogativi, perdiamo anche l’orientamento.

Ovviamente è un discorso generale, ma è per raccontare come siamo strani come esseri umani. La vita di per se non è facile, ci riserva tante sfide quotidiane, ma noi, a volte, collaboriamo a renderla più complessa. Ed è una cosa di tutti, nessuno escluso.

Questo avviene sopratutto quando c’è qualcosa che ci interessa. Ognuno reagisce a modo suo, questo è ovvio, ma quello che accomuna è il fatto che dentro di noi parte quella cosa chiamata: ansia.

Che brutta parola, lo so. Ma riesce ad avere mille sfumature. C’è chi fa finta di nulla, ma in realtà dentro sta morendo. C’è chi non si trattiene e inizia a parlare, blaterare. C’è chi parte col nervosismo. C’è chi riesce a domare ma sfoca in altre maniere. C’è chi ha bisogno di conferme del “non stare in ansia”, andando invece a evidenziare questo negli altri. Insomma ognuno reagisce a modo suo.

La stessa, a seconda del grado di ansia che si sta vivendo, a seconda anche della situazione, porta alla creazione di infinite domande nella propria testa. Ragionamenti e previsioni future in base a come viviamo attualmente, mischiati con le varie ipotesi fatte nel passato, con le varie probabilità di riuscita, confrontandoli con le cose già vissute, di ciò che è andato bene e di ciò che è andato male, infiniti, infiniti, punti interrogativi. Penso che avete capito di cosa sto parlando, vero?

Tutto questo perchè noi viviamo una vita fatte di speranze, sogni, aspirazioni. Quindi viviamo il tempo a tappe, come se fosse una corsa, dove ogni giro che completiamo segna il raggiungimento di una tappa. E’ una corsa senza fine. A volte si inciampa, per poi riprendere per cercare di recuperare il tempo perso. A volte ci “pesa” vedere che nel frattempo ci hanno sorpassato altre persone che andavano, apparentemente o per davvero, più lentamente. A volte ci fa rodere dentro vedere persone che erano molto lontane da noi riuscire a raggiungere quel traguardo per prime, solo a causa di una caduta che abbiamo fatto.

I sbagli ci pesano, anche i più banali, feriscono, e non sempre solo le cadute feriscono, anche il solamente ad osservare ciò che avviene ci fa male. E’ un dolore che lo portiamo dentro, anche se fingiamo o lo sotterriamo, ci convinciamo di essere forti, ci pesa. Ecco perchè ogni tappa quei punti interrogativi aumentano.

Abbiamo bisogno di certezze, proprio per evitare quelle ferite. Ci poniamo mille domande, diventiamo diffidenti, non crediamo nemmeno più a ciò che ci dice il cuore o la mente, perchè non ci da sicurezza.

Tra tutti questi punti interrogativi, perdiamo l’orientamento. Non si vedono più quei traguardi, perchè i troppi punti interrogativi creano un muro davanti, bloccandoci. Ma noi siamo forti, questa forza è motivo di orgoglio, ci guardiamo allo specchio e sappiamo, crediamo, di conoscerci per davvero, e non è ammissibile una cosa del genere. Allora il rifugio è proprio l’arrendersi.

Già, così partono altri punti interrogativi. O sbaglio?

Inizia a diventare una lotta con se stessi, si vorrebbe fare, e tanto, ma non ci si riesce, e allora? Allora ci si getta la spugna, non si ha fiducia in nulla. Che società strana che abbiamo creato. Ma più che altro, quanto siamo strani noi, non trovate?

E pensare che tutti facciamo parte di queste parole che ho scritto, chi di più e chi di meno, ma c’è chi si riempie di cose materiali per fingere al meglio di vivere benissimo. E chi invece, non riesce a fingere, i punti interrogativi ne sono tanti, e finisce a sfogare in altri modi.

C’è chi per questi punti interrogativi ne è rimasto solo un punto.

Con questo articolo vorrei dire, per chi leggerà, di far rimanere accesa sempre quella fiamma della speranza, dei sogni, delle aspirazioni. E se proprio diventa tutto nero, non bisogna mai mollare. Anche se spegniamo la luce, e le varie cose intorno a noi non le riusciamo a vedere, non sono invisibili, ci sono e sono li. Quindi non è motivo di fermarsi. Non esiste mai una giustificazione per fermarsi.

I punti interrogativi, inutile trovare una soluzione a questo. E’ come amare una persona, non esiste una logica, ci interessa, la sogniamo, la desideriamo, la vogliamo a tutti i costi, anche nei casi in cui magari volete che non fosse così. Quindi cosa voglio dire?

Che il problema non sono ne i punti interrogativi, ne il resto che si va a creare, ma come noi ci poniamo. Gira tutto intorno a questo. Dobbiamo riuscire a estrapolare sempre un lato negativo e positivo nelle cose. La vita, infondo, cerca questo di insegnarci: dobbiamo trovare il positivo nel negativo, e viceversa.

E’ essenziale questa cosa. Non sto dicendo di cancellare il positivo o il negativo, e vedere o tutto nero o tutto bianco, ma dobbiamo avere una visuale a 360° dove vediamo il nero tanto quanto il bianco. E’ come il giorno e la notte, lo “Yin e Yang” per intenderci. Non può esistere il bene senza male e viceversa.

Ed esiste, ci sarà sempre quel lato positivo nelle cose negative. Anche se abbiamo la vista annebbiata o semplicemente non lo vogliamo accettare, c’è, esiste, ed è da quel lato positivo che possiamo,dobbiamo, alimentare la nostra speranza di riprendere la corsa.

Ci faremo sempre punti interrogativi, ma personalmente ritengo che non esiste un “più debole e un più forte”, ognuno di noi ha delle potenzialità personali che ci rende tutti uguali. Ognuno segue la propria strada, ma quello che ci accomuna è che la vita è una lotta continua per tutti, senza esclusioni, al di la delle finte apparenze.

Le cose essenziali della vita, al di fuori delle apparenze e delle cose materiali, sono sopratutto, il vivere felici dentro. E la felicità viene data non dalle cose materiali. Sono parole scontate, però spesso non vengono pesate. Le cose materiali devono essere il contorno della nostra vita, non il perno principale.

Le culture sono spesso le nostre stesse barriere. E queste culture e credenze popolari alimentano quei punti interrogativi, andando a minare quel percorso dove corriamo. A volte sono le stesse che alimentano ad alzare poi quei muri fatti di punti interrogativi. Ma come ho già detto prima, è solo una giustificazione.

Capito?
(??speriamo che questo articolo piaccia?? Uff che fatica?? E se poi mi criticano?? E che faccio adesso, ho già postato??
😝💪😝
❤)

DomenickStyle

Maschere

Il termine persona proviene del latino persōna, e questo probabilmente dall’etrusco phersu (‘maschera dell’attore’, ‘personaggio’), il quale procede dal greco πρóσωπον [prósôpon]. 

(Wikipedia)

Ogni giorno, prima di uscire, indossiamo una maschera che ce la portiamo per tutta la giornata. Che maschera avete indossato oggi?

Non si può rispondere a quella domanda ovviamente, perché starebbe a significare di essere persone non vere.

Ma lo stesso pensiero di dirsi a se stessi di essere veri è di per se una maschera. Perché noi siamo il “personaggio” di noi stessi, quello che vogliamo, che abbiamo costruito e che in base alle situazioni lo adattiamo.

Infondo indossiamo sempre una maschera. Anche quando ci guardiamo allo specchio, l’immagine che vediamo riflessa è esattamente ciò che vogliamo, ci auto-giudichiamo, in maniera positiva o negativa, ma restiamo sempre nel nostro personaggio.

Tramite la tecnologia, i social, i blog, riusciamo a indossare un’altra maschera sapendo di avere l’identità nascosta. Quando invece ci mettiamo la “faccia” in quel momento indossiamo una maschera sapendo, al contrario di prima, di essere giudicati.

Facciamo attenzione a ciò che scriviamo, come quando parliamo dal vivo, a seconda della circostanza e con chi abbiamo davanti usiamo un determinato linguaggio e determinate tematiche. Ma perché tutto questo?

Siamo tutti vittime della paura creata da tutte queste maschere. Perché lo sappiamo perfettamente che volendo ci sarà sempre quella persona, anche la più stretta a noi, che giudicherà.

Tutto questo vivere con le maschere è creato dalle debolezze, dal riconoscere i propri difetti e i propri limiti. Il nascondersi dietro le maschere è diventato un modo per riscattarsi, per stare alla pari o un gradino più alto di chi abbiamo di fianco. È un sistema che anche se è pessimo viene accettato lo stesso, perché conviene.

Ecco perché non conviene a nessuno mostrarsi senza maschere, perché si ha la consapevolezza di vivere una realtà fatta di facce finte e persone false.

DomenickStyle

Preparativi di Natale

Sembra assurda come cosa, ma ogni anno ormai è diventata una cosa fissa di anticipare il Natale di 2 mesi. Da voi già stanno iniziando i preparativi di Natale?

Ogni anno, passato le giornate dedicate ai defunti, ormai sta prendendo questa (brutta) piega di iniziare subito i preparativi.

Forse con gli impegni lavorativi e le varie faccende che ci assalgono i pensieri ogni giorno, non ci facciamo nemmeno caso. Ma è così.

Sul web addirittura già stanno preparando le immagini, le grafiche, tutte cose a tema del Natale che deve arrivare. I negozi già stanno riempiendo i scaffali, e per strada stanno già comparendo le prime luminarie. Ma quanto è positiva questa cosa?

Anticipare così tanto vuol dire che, esageratamente, per fine mese sarà già tutto pronto. Ci ritroviamo in un’atmosfera natalizia ben 1 mese prima della reale celebrazione.

Tutto questo anticipare non pensate che possa annoiare? Il Natale è una delle feste più intense e lunghe, ma allo stesso tempo è anche un vivere la festività.

Ma tutto questo anticipare diventa normalità, distruggendo quella magia del Natale.

È triste, magari non tanto per chi è grande, ma soprattutto per i ragazzi, i bambini, che comunque ricevono un insegnamento sbagliato. Comprendono che il Natale è una formalità, che è un dovere, che è tutto un giro di business e favole.

E invece dovrebbe essere una cosa sentita, perché è un’ottima occasione per condividere diversi momenti con la persona che si ama, e quelle più vicine.

Sarà l’effetto che ci siamo ormai allontanati tantissimo dalle religioni in generale? Non voglio parlare delle religioni, però io penso sicuramente che la mancanza di una fede rende freddo o comunque allontana da quel calore che si prova per un determinato evento di origine religiosa.

Sarà sicuramente anche i tempi che sono cambiati totalmente dal passato. Ormai si vive una realtà frenetica, dove la cosa più semplice è fatta ed è pretesa di esserla eseguita in maniera veloce, istantanea. Quindi stiamo assumendo sempre più una visione del tempo che si accavalla.

Per com’è il mondo attuale, i preparativi sono una “problematica” di risolvere il prima possibile. Non è vista come un modo per stare insieme e fare una cosa divertendosi. È diventato noioso.

Cerchiamo di rimanere Umani, che piano piano stiamo assumendo le esembianze dei robot. Voi cosa ne pensate?

DomenickStyle

This is Halloween

🎶 this is Halloween, this is Halloween.. 🎶

Ormai questa canzone di “Marilyn Manson” risuona ogni anno in questa bellissima festa. Ma halloween cos’è?

Una festa che risale ad epoche antiche, precristiana addirittura, quindi una tradizione che è stata tramandata in generazioni, facendo il giro del mondo, oltrepassando mille culture.

Ovviamente questa festa, pure se in maniera lontana, appartiene anche a noi. Ma in tutti questi secoli di storia il suo fine è stato modificato.

Ma non si tratta solamente di questa festa, riguarda qualsiasi festività ormai. Ogni volta che si tratta di festeggiare qualcosa, inevitabile c’è alle spalle tutta una strategia da marketing.

Insomma le feste e le tradizioni sono state commercializzate completamente. Si è trasformata una festività ingenua, con messaggi buoni e positivi, in feste commerciali.

Si sfrutta il nome della festività per vendere prodotti, per auto sponsorizzare, per organizzare eventi in cui la gente viene invogliata a spendere.

Ecco come tutti quei messaggi positivi e genuini di qualsiasi festività, vengono focalizzati sotto l’aspetto dei soldi.

Monetizzare ad Halloween è facile, visto che si tratta soprattutto di una festa giovanile. Ma pensate che sia buono tutto questo? Materializzare queste festività sognifica trasmettere un messaggio errato alle generazioni che crescono.

Ovviamente la mia parola ha la valenza di una goccia buttata nell’oceano, ma la verità, anche se viene ignorata è questa.

Comprarsi un vestito per la sera di Halloween, come pagare l’ingresso per un locale, una discoteca. Oppure organizzare una cena fuori, una bevuta con amici o qualsiasi altra cosa, stiamo facendo girare un’economia mondiale.

Certo, al di fuori di questa sfera c’è sicuramente il divertimento, molto gradito e apprezzato da tutti. Ma trovo ingiusto che una festa ideata soprattutto per i giovani, venga manipolata in questo modo. O sbaglio?

Vi lascio con il brano che ho citato all’inizio 🤗 perché adesso è impossibile levarlo dalla testa!!

😂🎃😂

DomenickStyle

Battersi con Amore

La vita è una lotta continua. Ma quando si tratta di lottare per qualcosa che ci interessa realmente nel profondo, che ci appartiene, un nostro sogno, qualsiasi aspirazione, allora vale la pena di: battersi con amore.

Quante volte l’ho notata questa cosa meravigliosa. Basta guardarsi intorno, e vedere la gente come si prodiga per quello che desidera.

Quando c’è una cosa che è sentita da dentro, è fatta con passione. Siamo capaci di far fuoriuscire da dentro una forza incredibile.

Sono queste cose che ci rendono particolari, ci distinguiamo dalle macchine. Siamo capaci con la mente, di alzarci dei muri inesistenti, diventando vulnerabili e deboli nell’affrontare determinate tematiche.

Ma quando poi si tratta di qualcosa che ci teniamo, amiamo, diventiamo imbattibili.

È questo ciò che fa’ la differenza nella massa.

Battersi con amore.

Per raggiungere determinati scopi, per ottenere un traguardo, per realizzare un sogno, l’uomo è capace di distruggersi.

Ma non sempre tutto questo è compreso. Spesso questo battersi con amore con tutte le energie, diventano allo stesso tempo un peso, una trappola.

È pesante pensare di non essere all’altezza di raggiungere determinati scopi, è un mangiarsi con i propri pensieri. È proprio qui che si oltrepassa quel limite logico, perché c’è chi sceglie di studiare la cosa per trovare quei sotterfugi per raggiungere lo scopo, e chi si arrende lasciandosi travolgere da tutto questo.

Non è comprensibile da tutti, e non è facile spiegarlo. Battersi con amore per qualcosa che si ama vuol dire a volte sacrificare una componente nella propria vita. Altre volte questo battersi con amore diventa invece una ossessione. Altre volte diventa proprio lo scopo della propria esistenza di vita.

Insomma tutto questo è un messaggio (spero) motivazionale in generale. È per dire che se si sta vivendo un momento in cui ci si pensa di essere “inutili” perché ancora non si sono realizzati i propri sogni e le aspirazioni, non bisogna mai arrendersi. Devono essere questi i momenti di riflessione con se stessi, focalizzando ciò che si desidera, mettendo da parte i timori e le paure, e continuare a battersi con amore.

È esattamente questa cosa che ci rende, al contrario di quanto si possa pensare, persone speciali.

Battersi con amore ti fa sentire realizzato, al di fuori del risultato, è esattamente questa cosa che ci fa distinguere da chi non ha mai provato quella sensazione di sentirsi vivo, battendosi con amore, per quel sogno covato da sempre dentro al nostro cuore.

♥️

DomenickStyle

Social si o no?

Avete mai pensato di eliminare i vostri profili social? Sembra banale come cosa, ma attualmente può diventare addirittura una scelta importante.

Ormai non si tratta più di essere alla moda o di stare presenti sui diversi social, qui parliamo della routine giornaliera. Quanto peso si da a questi social?

Ovviamente è una domanda generica, ma personalmente penso che è un po’ come una sigaretta. Inizi per gioco e ti ritrovi a non riuscirne a farne a meno. Credete che stia esagerando?

Se pensate che ormai abbiniamo la vita intorno ai social, attribuendo quella cosa di essere in comunicazione con chi si conosce o semplicemente il fatto di guardare, spiare, interessarsi dei fatti altrui, un po’come se fossimo in una piazza e guardiamo cosa fa’ la gente.

È una distrazione, un modo per svagarsi con la mente. C’è chi lo usa attivamente e chi dopo una giornata intera, casomai la sera prima di mettersi a dormire, si mette a sfogliare, leggendo, guardando video, interessandosi di tutto ciò che esce.

L’obiettivo di questi social è mirato direttamente a cogliere nel profondo il nostro interesse. Come? L’ho appena detto. Sfruttando i sentimenti nostri, le affezioni, andando a creare tutti quei motivi validi per continuare la nostra permanenza.

Perché lo fanno? Loro ci guadagnano. Perché è come un locale, più c’è gente più soldi entrano. E a noi cosa ci ricaviamo? I social ci inducono col pensiero sul piano di rimanere in contatto col mondo. Ma scendiamo un attimo con i piedi nella realtà.

Siamo semplicemente schiavi. Siamo ossessionati. Siamo dipendenti dei social e non ce ne rendiamo conto. Siamo viziati e cerchiamo di negare l’evidenza.

Provate a porvi la domanda: mi cancello da un social si o no? Quanti dubbi vi escono? Gli amici come li sentite? E cosa penseranno? Faccio bene? E tutte le cose che ho scritto? Le foto?

Tutte giustificazioni, come per qualsiasi vizio, tendiamo di non ammettere la verità. A tutte quelle domande ci sono le risposte ovvie, che di certo non c’è bisogno di risponderle singolarmente.

Vivere, questa parola non va per niente d’accordo con i social. Quando parliamo dei social stiamo parlando di realtà virtuale. Quindi finzione. La stessa attribuita ai rapporti che si vanno a creare vortuali. Così le emozioni che si vanno a suscitare. Così come qualsiasi cosa questi social andranno a inventarsi. Tutto finto.

Provate a immaginare un dialogo dal vivo, sentendo dal voce. Una persona che vi da gli auguri ricordandovi realmente di voi, e non tramite suggerimenti di un social. Provate a immaginare una persona che apprezza davvero quello che siete e non per un like mirato a essere ricambiato. Così come tutti i rapporti finti, mirati a essere ricambiati o utilizzati per altre cose.

Insomma non sono contrario alla tecnologia e ai sviluppi, ma non si deve perdere quella reale coscienza tra la realtà e il virtuale.

DomenickStyle

Blogger

Penso che ormai questa parola “blogger” ha perso il suo significato.

Come sempre non voglio raccontare la storia, però per rendere chiaro quello che voglio dire c’è bisogno di mettere un po’ di ordine. Cosa esisteva prima dei blog?

Semplice, esisteva un mondo nuovo che aspettava di essere costruito: il web.

Il web, sostanzialmente un pianeta virtuale che attendeva solamente di essere popolato. Esistevano siti, costruiti manualmente da chi ne capiva qualcosa, ed era fatto da tutti quei codici non comprensibili. Con linguaggio html e tante altre evoluzioni, che sono in sostanza codici che messi insieme creano le barre i colori, i sfondi, i menu ecc.

Quando è stato messo a disposizione questo strumento “il blog” ha rivoluzionato tutto. Perché? Perché era una piattaforma già preimpostata, l’unica cosa da fare era riempirla.

Quindi era alla portata di tutti, per questo è stato rivoluzionario. E chi ha iniziato a mettere piede sfruttando questi strumenti sono riusciti, giustamente, a diventare dei colossi conosciuti da tutti.

Poi quello che realmente faceva una grande distinzione, era proprio il fatto che tramite blog si poteva stare in comunicazione con tutti, commentare, seguire altri blog. Insomma l’attività del blogger stava nel comunicare, cosa che con un sito non si riusciva, perché era statico.

Poi cosa è successo? Visto che esistevano tante cose, ma separate, ad esempio i forum, poi le chat, poi i blog, qualcuno ha pensato di mettere tutte queste cose insieme in modo da facilitare la vita di tutti. Ecco la nascita dei social network.

Riportato tutto questo nella realtà è come se fossimo passati ai negozietti per il centro e nei paesi sparsi a destra e sinistra, a un bel centro commerciale che ingloba tutto.

Quindi questi social hanno oscurato le origini di questi strumenti. Però chi, fortunatamente, era riuscito a costruirsi una sua notorietà, prima di finire nel dimenticatoio ha ben pensato di sfruttare questi social accentrando il lavoro li.

Quindi attualmente si può definire blogger anche chi usa solamente un social. E questo mette proprio allo scuro la figura di essere un blogger, con un proprio blog, costruito come la fantasia vuole e non limitato e impostato secondo regole dettate da una piattaforma social.

Anche la libertà di espressione è limitata sui social. Perché è gestito da un proprietario che detta le regole. Mentre su un blog puoi esprimere qualsiasi cosa, perché lo spazio, e la responsabilità, è propria.

Ma questo interessa poco, perché chi ha intenzione di usare la figura di “blogger” è accentrato a un business, quindi non si mette a scrivere pensieri personali, ne tanto meno cerca il contatto con la gente che popola il web. In sostanza il blogger è diventato un artista, un commerciante, un impiegato, tutte figure che non centra nulla con quello che era originariamente il blogger.

Perché ho scritto questo articolo? L’ho scritto perché ormai leggo ovunque, sui social soprattutto, questa parola “blogger” e mi lascia quel sapore amaro pensando che parecchi non hanno idea del vero significato.

Magari un giorno si studierà “la storia del web” intanto noi siamo protagonisti di questa storia, anche se nel nostro piccolo. Chissà come si evolveranno ancora le cose!!

☺️

DomenickStyle

Automobili

Quante automobili ci sono in Italia? Parliamo di cifre altissime. Come affrontare questa cosa?E’ colpa della mancanza di trasporti pubblici? Queste sono le tipiche domande che si sentono sempre in giro.

Attualmente non esiste nessuno in italia che non possiede un mezzo di trasporto, che sia un’automobile o altro, l’esigenza di possedere un mezzo di trasporto prevale su tutto. Senza prendere stime e dati, se in Italia ci sono circa 60milioni di abitanti, levando anziani, bambini, chi è impossibilitato per motivi vari e chi in un nucleo familiare sfrutta una sola auto, ma non ne possiede una propria, si può facilmente capire quante auto ci sono solamente in Italia.

C’è chi dice: è proprio nella cultura nostra il fatto di usare l’auto invece del trasporto pubblico. E posso confermare che è così, ma questo non va a giustificare nulla, perchè sono solo dei pareri personali. Perchè non si usa il trasporto pubblico?

Le domande da fare ne sono veramente tante, ma andiamo al dunque mettendo in evidenza del cosa non spinge, secondo il mio parere, il non utilizzo dei mezzi pubblici e quindi l’affermazione delle automobili.

Partiamo dai confort: un qualsiasi trasporto pubblico, garantisce tutti i confort dell’auto privata?  Su questo direi per niente. Vogliamo mettere la propria auto, in cui si va a creare un ambiente come se fosse una casa, con un mezzo pubblico usato da milioni di persone e dove l’igiene, meglio evitare il discorso. Ecco quindi perchè un italiano preferisce spendere bollo, assicurazione e tagliandi pur di non usare il trasporto pubblico.

Ma effettivamente non sono per niente contrario al possesso di un’automobile o qualsiasi altro mezzo privato. Perchè come ho appena finito di dire, è un bene personale. Ma proprio perchè parliamo di questo, personalmente penso che questo bene dovrebbe essere usato più che altro per lo “svago” o per determinate cose. Non che va a sostituire completamente la mobilità dell’essere umano.

Ma al di fuori dell’utilizzo vario che si possa fare con un’automobile o qualsiasi altro mezzo, parlando di esigenze collettive, che riguardano tutti, il discorso cambia.

Le esigenze sono tante e chi lavora cerca di far coincidere tutto. La tipica giustificazione che si sentirebbe è: con l’auto usufruisco per fare i servizi prima di rientrare a casa dal lavoro. Oppure di passare a prendere il figlio da scuola o altro. C’è chi la butta giustificando le distanze, dicendo: purtroppo ai tempi attuali le distanze sono aumentate, e per svolgere qualsiasi servizio quotidiano, come fare la spesa, ci si sposta di parecchi chilometri dall’abitazione. Tutte giustificazioni esatte, ma qui si tende solo ed esclusivamente di giustificare la totale mancanza di efficienza e opportunità che dovrebbe garantire un servizio di trasporti pubblico.

Quindi, per me, il problema non sono i popoli ma il vero problema gira intorno al trasporto pubblico. Perchè se esistesse un trasporto pubblico che garantisse sicurezza, tempistica perfetta e sopratutto, una ramificazione seria del trasporto su tutto il territorio, che sia montagna, collina o città, sicuramente lo scenario cambierebbe. Almeno per quanto riguarda le esigenze quotidiane.

La sicurezza è fondamentale. Andare su un mezzo pubblico e ritrovarsi in situazioni brutte, ne viene di conseguenza che chiunque preferirebbe sempre ed esclusivamente l’automobile. I tempi anche sono fondamentali. Andare a lavoro e farsi trovare in orario è una cosa importante. Così quando si finisce di lavorare, si dovrebbe avere quella garanzia di ritorno. Ma sopratutto, che arrivino ovunque, senza limitazioni d’orario, dovrebbe essere un servizio disponibile h24, è esattamente questo che potrebbe fare la reale differenza.

Con un mezzo privato si può fare qualsiasi cosa, in qualsiasi orario. Mentre con i trasporti pubblici questo non avviene. Non voglio discutere delle possibilità lavorative, è un articolo solo per ragionare.

C’è tutto un sistema che non investe nelle infrastrutture, non incita a sviluppare e a creare anche nuovi servizi di trasporti, e per finire, tenta di sotterrare tutto questo. 

Questo argomento viene spesso sorvolato, ma immaginate se ci fossero servizi che garantissero a tutti di essere trasportati ovunque, in qualsiasi orario e con quelle sicurezze e tempistiche reali? come cambierebbe lo scenario? Di giorno se i lavoratori utilizzassero i mezzi di trasporto, si dimezzerebbero le auto in circolazione, e di conseguenza, ci sarebbe molto meno inquinamento.

Riflessione terminata. Dannata manipolazione da marketing.

🙂

DomencikStyle