Memorie

Nel mentre le debolezze, nascoste, pervadono l’anima, tra le tante imperfezioni dell’essere umano, spicca quella del non possedere, in ogni circostanza, la capacità o la volontà, di essere lucidi con i pensieri e la memoria.
Ci sono tanti momenti, situazioni e attimi, che restano impressi nella mente. Tutto gira intorno all’emotività, sul come, ed in che modo, tutti quei nostri attimi e momenti, professionali o personali, fatti da noi o ricevuti, hanno inciso su di essa, imprimendo di conseguenza il ricordo nella nostra mente. Ci ritroviamo, quindi, nella nostra memoria ricordi sia negativi che positivi che convivono insieme.
Purtroppo accade di ritrovarci in circostanze particolari, di tensione, imbarazzo o altro, che vanno a stuzzicare, direttamente o indirettamente, quelle nostre debolezze e paure nascoste, dove di conseguenza, inevitabilmente, la nostra mente ci riporta, focalizzando totalmente l’attenzione, su quei pensieri, ricordi, negativi.
Quindi si crea quel paradosso di situazione che se pure, con una determinata persona, sono avvenute mille cose meravigliose, che abbiamo fatto noi direttamente oppure ricevute, e avviene una sola cosa negativa, la mente andrà a pescare, molto beffardamente, sempre quell’unico avvenimento negativo.
Questa caratteristica avviene a fotocopia per qualsiasi tipo di rapporto, dalla sfera professionale a quella privata, andando ad incidere qualsiasi tipologia di rapporto, portandoli a fare alti e bassi. Quello che farà la differenza in questi casi è la capacità di possedere una lucidità tale da soffermarsi e accendere la mente, la memoria. Non tutti hanno questa capacità e si finisce, purtroppo, per reagire impulsivamente andando ad annebbiare pure la memoria.
Possedere quell’autoanalisi, anche critica, attualmente è sempre più una forma rara. Viviamo in una società dove ogni singolo individuo viene posto sotto i riflettori, alimentando da un lato l’egoismo, ma soprattutto si va inevitabilmente ad accrescere tutte le nostre debolezze, mettendo di conseguenza così, al centro di tutto, le proprie lacune e paure.
Viviamo nell’insicurezza del mostrarci come siamo, veri, evidenziando quell’unica cosa triste invece di valorizzare tutte le cose positive. Si sceglie di rimanere tristi, invece di sorridere. Preferiamo lasciare che la paure manipolano, andando in questi casi a censurare l’essenziale.
Si preferisce il silenzio, rimanendo focalizzati sulle proprie ragioni create dalle debolezze e paure, sul presente che annebbia la memoria, invece di aprirsi al dialogo, al confronto.
Preferiamo interrare la memoria di tutto ciò che di buono, bello, è stato fatto per noi o al contrario, permettendo di far prevalere il negativo. Siamo, sostanzialmente, il male di noi stessi.
Noi siamo fatti di memorie, siamo un impasto di memoria, non c’è solo un singolo ingrediente, ma siamo un mix di avvenimenti belli e brutti, non si può estrapolare ed evidenziare, a seconda del caso, un singolo componente, permettendo che questo prevalga su tutto il resto. Bisogna essere coerenti, forti, maturi per poter dare spazio e ordine a ogni singolo pezzetto che compone quello che siamo.
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